PROGETTO
EDUCATIVO DI GRUPPO
2006-2009
Nel
vostro passaggio in questo mondo,
che ve ne accorgiate o no,
state
lasciando un segno dietro di voi……
La
vostra traccia è segnata da azioni,
dalle
frasi che dite dalle parole che scrivete …
B.P. (1923)
Il gruppo Guidonia 1 fu fondato nel 1944 da Augusto Bordin,
nell’allora Associazione Scout Cattolici Italiani (ASCI).
Dal 1944 ad oggi il gruppo è andato evolvendosi assieme alla
cittadina di Guidonia, affiancandosi ad essa nella sua
crescita e cogliendone i mutamenti che nel corso dei decenni
hanno portato sia la cittadina sia il suo gruppo scout (dal
1982 non più da solo ma assieme agli altri gruppi) alle
attuali dimensioni.
Una tale storia ormai ultra-sessantennale si è andata
alimentando innanzitutto grazie allo spirito educativo e
innovativo del suo fondatore, persona di assoluta preminenza
nel panorama locale, e grazie poi all’azione ininterrotta ed
entusiasta dei Capi, degli Assistenti e dei ragazzi che da
quel lontano 29 ottobre 1944 sono passati nelle sedi del
gruppo indossando, una volta e per sempre, il fazzolettone
rosso e blu.
In tutti questi anni inoltre l’Associazione stessa si è
evoluta con continuità, diventando nel 1974 AGESCI
(dall’unione di ASCI e Associazione Guide Italiane AGI),
dovendo e volendo nella sua evoluzione far fronte alla
crescente complessità delle sfide educative che la società
man mano proponeva. Per far ciò l’AGESCI si è sempre più e
sempre meglio dotata di strutture centrali, regionali e di
zona, regolamenti e tutto ciò che, come il presente Progetto
Educativo, permettesse ai Capi educatori di oggi di
affrontare la sfida posta dalle esigenze educative dei
nostri ragazzi, figli di questo tempo.
* * *
Il gruppo scout Guidonia 1 è attualmente composto dalle
seguenti unità divise per branca:
BRANCA L/C:
1)
Branco
Fiore Rosso
2)
Branco
Lupi di Seeonee
Branca E/G:
1)
Reparto
Gran Condor
2)
Reparto
Antares
Branca R/S:
1)
Noviziato
Hydra
2)
Clan
Pegaso
I dati statistici relativi ai censiti riferiti al presente
anno associativo (2005/2006) sono i seguenti:
-
Co.Ca. 20 : di cui 14 uomini (un capo a disposizione) e 6
donne
- Clan 27: di cui 16 ragazze e 11 ragazzi
- Noviziato 11: di cui 9 ragazzi e 2 ragazze
- Antares 43: di cui 24 ragazzi e 19 ragazze
- G. Condor 40: di cui 21 ragazzi e 19 ragazze
- Seeonee 31: di cui 19 bambini e 12 bambine
- Fiore Rosso 30: di cui 22 bambini e 8 bambine
Tot censiti: 201
* * *
La Comunità Capi del
Guidonia 1, previa verifica del precedente Progetto
Educativo 2002/2005, nell’anno associativo 2005/2006 ha
avviato i lavori per la produzione di un nuovo Progetto
Educativo procedendo secondo le seguenti fasi:
-
analisi (interna, esterna, delle risorse);
-
individuazione aree di impegno;
-
individuazione obiettivi;
-
determinazione termine di durata;
-
determinazione modi e tempi di verifica.
I punti di maggior rilievo emersi durante la fase di
“analisi interna ed esterna” sono riportati sinteticamente
di seguito, mentre si estendono per intero le conclusioni
relative all’”analisi delle risorse”.
RAPPORTO CAPI-RAGAZZI
-
strettamente legato al rapporto capo-genitore (rapporto
triangolare)
-
in
alcuni casi sbilanciamento verso l’amicizia
-
miglioramento nella P.P.
-
difficoltà nel riconoscere i capi di una unità diversa dalla
propria
RAPPORTO CAPI-GENITORI
-
rapporto triangolare
-
collaborazione + fiducia
PERMANENZA E PASSAGGI DI UNITA’
-
conseguenze negative derivanti dalle divisioni dei lupetti
in età di passaggio fatte in passato
-
passaggi ai campi un po’ tralasciati
-
ultima giornata passaggi di gruppo OK
-
L/C – E/G : entusiasmo nella fase di passaggio
-
E/G – R/S : sbandamento dovuto all’improvvisa libertà e
assenza di verticalità
-
Valorizzazione della P.P.U. nei passaggi di branca ->
positiva (vedi specialità l/c – e/g)
I NOSTRI RAGAZZI
Branca L/C
-
I
bambini che compongono i branchi si sono man mano
disabituati alla natura e hanno acquisito grande
dimestichezza in generale con gli oggetti più moderni,
davanti ai quali sono spesso “parcheggiati”.
-
Devono affrontare problemi di
relazione con l’altro e con se stessi (i loro momenti di
aggregazione spesso
si limitano allo stare davanti al
computer), in alcuni casi si nota la scarsa accettazione del
proprio aspetto
fisico, che spesso provoca anche
reazioni aggressive verso gli altri.
-
Tendono a non accettare la diversità e hanno difficoltà nel
relazionarsi con il “diverso”, ma resta la voglia di
scoprirsi e di stare insieme tra maschi e femmine, dopo un
inevitabile periodo di adattamento.
-
Hanno difficoltà nel raccontarsi, nel descrivere loro stessi
e i loro sentimenti, soprattutto quando sono davanti agli
altri.
-
Spesso si dimostrano pigri e stanchi: questo è causato da
una parte dal gran numero di impegni che i bambini hanno
durante la giornata, dall’altra da una notevole mancanza di
attività fisica.
-
La
presenza di genitori divorziati porta ad una scarsa presenza
dei bimbi coinvolti, oltre ad una mancanza di punti di
riferimento per i capi: nel complesso comunque la
partecipazione dei ragazzi alle attività è molto alta, i
problemi causati da altri impegni ora sono gestiti meglio.
-
Non sono abituati a giocare insieme e per la squadra: fuori
dal branco (dove molti comunque si continuano a frequentare)
sono abituati a giocare per vincere, quindi chi è più bravo
tende a giocare da solo, in special modo i maschi.
-
Nelle uscite e nelle vacanze di branco è evidente la loro
poca autosufficienza (molti non si sanno lavare) e capacità
di mostrare flessibilità riguardo le proprie esigenze e
capricci.
-
Sono mentalmente molto attivi, mostrano vivacità,
intelligenza e furbizia (le bambine sono più responsabili e
mature dei bambini), hanno un elevato profitto scolastico.
-
Faticano nel rispetto e comprensione delle regole, viene
impiegato un certo periodo per accettarle, tuttavia con il
tempo capiscono l’importanza dell’impegno e delle
responsabilità, soprattutto grazie allo strumento delle
Prede.
-
I
cuccioli tendono ad essere più volenterosi ed entusiasti
delle novità, a differenza dei più grandi che invece sono
spesso molto vivaci nonostante l’esperienza maggiore.
-
Non hanno la concezione di appartenere ad uno stesso gruppo,
e non riconoscono l’autorità dei capi al di fuori dei loro.
-
Per quanto riguarda l’ambito della fede, si notano tra i
bambini evidenti e talvolta gravi lacune ma l’ambientazione
giungla e l’ambito francescano sono un valido strumento,
soprattutto per la comprensione dell’importanza delle buone
azioni.
Branca E/G
-
Tutti i ragazzi appaiono molto impegnati (molti di loro,
soprattutto i più grandi, vanno a scuola a Roma o a Tivoli o
abitano fuori Guidonia) anche se i loro impegni sono spesso
gestiti dai genitori.
-
Non sono capaci ad organizzarsi e non capiscono l’importanza
dell’impegno preso, tendono ad essere pigri e a vivere
passivamente le attività.
-
Generalmente non hanno slanci autonomi né in positivo né in
negativo ma accettano con entusiasmo le proposte fatte dai
capi.
-
Faticano a concentrarsi e a tirare fuori dei contenuti, sono
tuttavia capaci di fare giochi di squadra, restano carenti
nell’espressione e hanno paura di mostrarsi.
-
Non hanno ben chiaro in generale un modello di vita e un
modo umile di vivere, alcuni invece hanno un obiettivo e
convivono con il peso di “dover sfondare”.
-
Molti ragazzi non hanno un buon rendimento scolastico e
questo rappresenta uno dei motivi di abbandono del reparto.
-
Sono interessati dalle tecniche e dalle specialità: hanno
voglia di imparare.
-
I
nuovi entrati, quelli che non hanno mai fatto scoutismo,
accettano meglio la proposta.
-
Hanno difficoltà ad accettare il “diverso”, molti
comportamenti denotano addirittura preoccupanti tendenze
razziste stereotipate, quasi inconsce.
-
Tendono a non accettare né regole né rimproveri e, spesso, a
non riconoscere l’autorità del caporeparto: nei capi viene
cercata l’amicizia. Alcuni sono strafottenti e non sanno
distinguere i momenti seri da quelli scherzosi.
-
Nei reparti c’è un rapporto di parità numerica e di maturità
tra ragazzi e ragazze ma tendono a stare per conto loro e
spesso c’è rivalità.
-
La
differenza di età si vede soprattutto nelle ragazze, che
tendono ad essere molto indipendenti; molte delle ragazze
più piccole vogliono sembrare più grandi.
-
Non hanno un’educazione alimentare e cura dei materiali
propri e della sede, ai ragazzi non manca mai nulla.
-
Ci
sono elementi di diversità ma anche di un’eccessiva rivalità
tra i due reparti. A differenza dell’Antares, i ragazzi del
Gran Condor non si frequentano in ambiti extrascoutistici e
i genitori non si conoscono nella maggior parte dei casi.
-
Non sentono di appartenere ad un unico gruppo: difficoltà a
relazionarsi con gli altri capi.
-
Mostrano una sorta di tendenza all’antipatia verso la
“Chiesa come istituzione”, comunque si sono riscontrati
miglioramenti nel comportamento e nel vivere la Messa.
Branca R/S
-
Soprattutto nel noviziato c’è un iniziale smarrimento di
fronte all’orizzontalità della comunità.
-
Hanno problemi ad organizzarsi e a conciliare i loro vari
impegni (scuola e università ma spesso anche lavoro) ma più
che di tempo è un problema di organizzazione e
programmazione della propria vita.
-
La
disorganizzazione viene vissuta male, come un fallimento, e
porta ad avere poca autostima e a scegliere la “via più
semplice”.
-
Non c’è la consapevolezza di cosa voler fare “da grandi”: le
scelte difficili vengono spesso rimandate, si scelgono
lavori temporanei, c’è timore per il futuro.
-
Si
nota poca audacia anche nelle attività: non credono nelle
loro capacità e si spaventano per le cose che ritengono
difficili, non c’è combattività nell’organizzazione del
futuro, come se un intoppo fosse un alibi per mollare
anziché un muro da scalare.
-
Esistono situazioni familiari problematiche, in particolare
al Noviziato: è comunque vissuto in maniera forte il valore
della famiglia.
-
I
ragazzi cercano l’essenzialità negli scout, poiché la vivono
poco in famiglia.
-
L’autofinanziamento è vissuto come un’attività educativa e
dunque costruttiva.
-
I
rover e le scolte vivono i diversi ambiti della loro vita in
modo incoerente: hanno dei momenti di trasgressione che non
si legano al resto delle cose che fanno abitualmente, e
talvolta vivono situazioni poco edificanti.
-
Riescono a confrontarsi in maniera matura, ma faticano a
trovare punti comuni in una discussione, trovando talvolta
difficoltà nel confrontarsi e preferendo il conflitto alla
sintesi.
-
Sanno accettare la diversità, c’è una totale e gratuita
accettazione di membri particolari nella comunità, ma tali
persone non vengono sfruttate come un’occasione di
arricchimento a portata di mano.
-
Pur con un percorso fatto di alti e bassi, la fede e la
catechesi vengono vissute in maniera matura.
-
Hanno difficoltà a capire il significato della politica e a
trovare il proprio ruolo all’esterno, rendendosi poco
visibili come comunità alla cittadinanza, pur avendo vissuto
nel passato esperienze a questo funzionali.
-
C’è disinteresse per la politica intesa come bene comune.
-
Grazie anche alle esperienze di servizio associativo c’è
consapevolezza dell’unità di gruppo e in generale
dell’associazione.
GRUPPO – TRADIZIONI – DOTAZIONI
-
per l’organizzazione e la gestione del gruppo, vedi il punto
“Analisi delle risorse “ e più in generale il programma di
co.ca per il presente anno.
-
eventi di gruppo -> valutazione complessiva buona perché
ricchi di contenuto se ben progettati
-
29
OTTOBRE: ultimamente trascurato
-
PRESEPE VIVENTE/NATALE: incostante e penalizzante quando
vissuto passivamente
-
NATALE – SCAMBIO DEI DONI -> buona l’esperienza recente, da
riproporre
-
THINKING DAY -> buona l’esperienza recente, da riproporre
-
CARNEVALE -> Ogni anno ci si interroga su come vivere questo
evento, fermo restando il costante contributo della branca
R/S.
-
VIA CRUCIS -> tradizione consolidata
-
FESTA PRIMAVERA -> finora molto di unità… poco di gruppo
-
CORPUS DOMINI -> vera tradizione
ANALISI ESTERNA
(indice)
REALTA’ TERRITORIALE
-
Guidonia come ORLANDO ?? O forse più come SPRINGFIELD ?!
-
Problema – ambiente
-
Nonostante il Comune di Guidonia sia molto vasto e abbia i
problemi che tutti conosciamo, se analizziamo la realtà che
vivono i nostri ragazzi, potremmo dire che per loro Guidonia
funziona non tanto come una città ma più come un paese (i
ragazzi vivono, più o meno, a “Guidonia centro”, se escono
generalmente si incontrano, si conoscono, frequentano gli
stessi posti…)
Allo stesso tempo se ne avessero voglia potrebbero usufruire
delle offerte della “grande città-Roma”, lì dove Guidonia si
rivelasse carente (in questo però bisogna dire alcuni
ragazzi sono un po’ pigri e preferiscono rimanere dentro il
perimetro della “pinetina”)
REALTA’ PARROCCHIALE
-
realtà in evoluzione
-
poca collaborazione
-
realtà disarticolata
REALTA’ FAMILIARE
-
benessere economico eterogeneo e nel complesso buono
-
le
famiglie vanno verso un risparmio finalizzato ai bisogni
secondari (viaggi, tecnologia...) e al mantenimento del
benessere nonostante un generale calo del potere d’acquisto
dei redditi
-
famiglie interessate alle attività e alle proposte del
gruppo e vicine alle esperienze dei figli
-
lavoro come sussistenza
-
livello culturale medio in crescita
REALTA’ SCOLASTICA
Subito dopo la famiglia, la scuola è la prima agenzia
educativa ed il dato di fatto è che noi, come scout, non ci
siamo mai relazionati con essa.
Oggi è vero che la scuola come istituzione è in evoluzione
ma è vero anche che ognuna ha un suo “progetto educativo” ed
inoltre si tende ad insegnare ai ragazzi a stare insieme e a
vivere nella società (nella classe si spinge alla
collaborazione, alla conoscenza, al rispetto…no al primo
della classe…sana competitività…) e si fa molta attenzione
ai casi problematici.
ELEMENTARI
-
i
bambini hanno sempre meno disciplina e le regole si
accettano sempre meno
-
i
bambini prendono in giro i compagni con problemi e quelli
extracomunitari
-
sono più maleducati
-
i
genitori li difendono in ogni occasione
-
studiano meno perché hanno troppi impegni
-
i
genitori hanno poco tempo per seguirli, delegano molto alla
scuola, anche l’educazione
-
a
mensa i bambini mangiano poco
-
rapporto più o meno amichevole tra insegnante e bambino
-
i
bambini extracomunitari hanno più voglia di studiare
MEDIE
-
parecchi sono bravi, si impegnano e hanno voglia di studiare
-
altri trovano difficoltà a livello comportamentale
-
gli elementi negativi a volte trascinano anche i più bravi
SUPERIORI
-
complessivamente i ragazzi sono preparati
-
le
famiglie sono più o meno presenti ma alcuni scoprono i
risultati e l'andamento scolastico dei figli solo al momento
delle pagelle -> o loro non si interessano o i figli mentono
-
i
quarti e i quinti iniziano a interessarsi al mondo
dell’università
-
in
quinto fanno poche attività extra
-
mancano in generale ideali ed interessi politico-sociali
-
poco interesse per lo sport, aumento di fumatori
UNIVERSITA’
-
i
ragazzi partono spesso già perdenti e demotivati
-
alcuni trovano un lavoretto su cui si adagiano; esso diventa
spesso un alibi per non guardare al futuro in maniera più
seria
RAPPORTO CON ALTRI GRUPPI SCOUT
-
superata un’iniziale diffidenza i ragazzi sono capaci di
collaborare e confrontarsi con gli altri gruppi scout a
tutti i livelli.
-
A
Guidonia ci sono altri due gruppi scout oltre al nostro:
Guidonia 2 e Guidonia 3. Negli ultimi tempi in particolare
abbiamo avuto modo di confrontarci e collaborare in più di
un’occasione con il Guidonia 2, gruppo più vicino sia
territorialmente che socialmente, con risultati molto
positivi.
ANALISI DELLE RISORSE
(indice)
La Comunità Capi del Guidonia 1 è attualmente composta da n.
20 capi in servizio, di cui n. 13 uomini e n. 6 donne con
una età media di anni 25,3,
un capo a disposizione ed un Assistente
Ecclesiastico, da quest’anno alla sua prima esperienza sia
come parroco che come assistente di un gruppo scout.
Tale numero è stato raggiunto nel corso del presente anno
associativo grazie all’ingresso di n.
6 nuovi capi, tutti uomini. Ad inizio anno, infatti
la Comunità Capi era composta da n. 15 capi di cui n. 9
uomini e n. 6 donne.
Riguardo la formazione capi:
-
I capi
che hanno raggiunto la “nomina a capo” sono n. 8, di cui n.
5 uomini e n. 3 donne;
-
i capi
che devono completare il loro iter formativo sono n. 6, di
cui n. 3 uomini e n. 3 donne;
-
i capi
che devono iniziare il loro iter formativo sono n. 5, tutti
uomini.
Al momento tutti i capi devono fare il Progetto del Capo, o
perché hanno già verificato il precedente, o perché non lo
hanno ancora stilato per la prima volta.
Alla luce di quanto sopra si evince che:
-
nonostante il numero dei membri della Co.Ca. sia attualmente
sufficiente a garantire la composizione di tutte le staff di
unità, c'è una leggera carenza di “capi donna”.
L’auspicio è che nei prossimi anni aumenti la componente
femminile della Co.Ca., al fine di garantire con maggior
tranquillità e stabilità la necessaria diarchia richiesta
per la composizione delle staff di unità.
-
si
riscontra un insufficiente numero di capi che abbiano
terminato l’iter formativo, pertanto occorrerà dedicare la
giusta attenzione alla formazione di tutti capi stimolandone
il completamento, con lo scopo di garantire non solo la
regolarità nella direzione di unità secondo quanto previsto
dall’Agesci, ma anche la giusta qualità e competenza nello
svolgere servizio educativo per i ragazzi.
* * *
Si evidenzia che in fase di programmazione del presente anno
associativo, al fine di aumentare il senso di
corresponsabilità fra i capi e di gestire in modo adeguato
un gruppo “storico” e dalle grandi dimensioni come il
nostro, la Comunità Capi ha deciso di dotarsi di una
struttura interna che ricalca l’organizzazione ministeriale,
prevedendo all’uopo una suddivisione dei principali
incarichi fra gruppi di capi per competenze.
In proposito, dopo un’attenta valutazione delle principali
priorità ed esigenze, si è giunti alla definizione delle
seguenti “aree di competenza ministeriale”:
-
Base
Scout;
-
Materiali;
-
Economia;
-
Comunicazione e accoglienza;
-
Rapporti
-
Coordinamento
Inoltre si rappresenta che la Co.Ca., nel valutare le
risorse di cui dispone per l’attuazione del presente
progetto educativo, ha tenuto conto:
-
del
cammino, delle esigenze e delle prospettive di ogni singolo
capo, pur in assenza del progetto del capo;
-
del
cammino, delle esigenze e delle prospettive della Co.Ca. (ed
in proposito si è voluto sottolineare l’incoraggiante
carattere dimostrato di fronte le problematiche e le
difficoltà presentatesi durante l’anno, considerato anche il
non trascurabile numero di capi (n. 7) che non hanno dato la
disponibilità al servizio ad inizio anno, determinandosi in
questo modo, all’avvio delle attività, la presenza di un
numero di capi appena sufficiente alla copertura di tutte le
unità);
-
delle
dotazioni di cui dispone il gruppo;
-
dell’importanza del rapporto tra capi e famiglie,
indispensabile alla calibratura di un servizio educativo
”mirato” che sappia tradursi in un contributo efficace alla
crescita dei ragazzi e che sappia ben integrarsi con
l’educazione dagli stessi, ricevuta in primis dai
propri genitori;
-
dell’importanza di considerare la possibilità di confronto
anche con l’altro significativo ambiente educativo che
riguarda i nostri ragazzi, ossia la scuola;
-
dei
livelli superiori AGESCI ed in particolare della zona.
Alla luce dell’analisi
complessiva svolta, la Comunità Capi del Guidonia 1,
cosciente delle proprie forze e fiduciosa nei propri mezzi,
ha definito per il presente Progetto Educativo le seguenti
“aree di impegno”:
-Educazione
del carattere (diviso nelle seguenti sotto-aree: “educazione
alla progettualità”, “educazione alla conquista”,
“educazione alla comunicazione”, “divertimento e
trasgressione”, “educazione
alla diversità”);
-Salute
e forza fisica;
-Educazione
alla Fede;
-Gruppo;
-Ragazzi
con esigenze particolari;
ed ha fissato d’intesa, ripartiti in ciascuna “area di
impegno” (per il triennio 2006/2009), i seguenti:
- EDUCARE ALLA PROGETTUALITA’
Le difficoltà che i ragazzi generalmente incontrano
nell’organizzare la propria vita, suggeriscono di orientare
i nostri sforzi verso una proposta capace di trasmettere
l’importanza del “sapersi progettare”.
Intendiamo puntare alla progettualità come stile di vita per
portare i ragazzi ad “osare” di scegliere una tra le
infinite strade possibili che la vita propone.
Per raggiungere un obiettivo è necessario costruire un
percorso partendo, concretamente, dall’analisi delle proprie
risorse, passando per tante piccole tappe intermedie che
permettono di fare il punto e ripartire.
Abbiamo riscontrato che i limiti che spesso condizionano
l’attitudine dei nostri ragazzi ad affrontare e gestire le
varie situazioni di vita, impedendo di orientare e
organizzare i propri sforzi coerentemente verso il
raggiungimento di un obiettivo, sono costituiti
principalmente da:
-non
sentirsi in grado o pronti ad affrontare una scelta che può
essere determinante e/o di non riuscire a comprenderne il
reale valore e peso in prospettiva futura;
-difficoltà
nel perseguire con costanza un obiettivo;
-rischio
di un superficiale senso di responsabilità verso i propri
impegni;
-sfiducia
nella possibilità di raggiungere un risultato finale.
In relazione a quanto precede, ci impegniamo ad aiutare i
nostri ragazzi a:
-scoprire
e valorizzare i propri talenti al fine di rafforzare la
propria autostima;
-
prendere
coscienza dei propri limiti favorendo non solo una matura
accettazione degli stessi, ma anche la scoperta di possibili
margini di superamento.
- EDUCARE ALLA CONQUISTA
In controtendenza con ciò che suggerisce la società moderna
che fa del “tutto e subito” il suo motto, ci proponiamo di
trasmettere ai ragazzi il valore delle cose che li
circondano e che ottengono.
Dietro ogni risultato deve esserci innanzi tutto una scelta,
l’individuazione di un obiettivo (vedi progettualità) la cui
realizzazione deve essere il frutto di un percorso non
casuale; solo in questo modo ogni scelta maturata e
obiettivo raggiunto possono acquisire una loro propria e
uguale dignità.
Pertanto l’educazione alla conquista assume il significato
dell’impegnarsi con sacrificio nell’ottenere un risultato
che è tanto più importante e soddisfacente quanto più si è
faticato per arrivarci (“chi semina, raccoglie”).
Lo stesso discorso vale anche per l’autofinanziamento e la
cura dei materiali: le cose conquistate assumono per il
ragazzo un valore diverso che lo rende più responsabile e
attento alla loro cura.
- EDUCARE ALLA COMUNICAZIONE
Riteniamo che nella
società odierna vi siano pochi ed insufficienti stimoli
idonei a sensibilizzare i nostri ragazzi verso l’importanza
di sviluppare un’adeguata, corretta ed efficace padronanza
della propria capacità di comunicazione, intesa sia come
mezzo di espressione di sé, sia come strumento di relazione
con gli altri.
Nell’epoca di internet e
delle consolle, ma anche dei reality e degli stereotipi
imposti dalla tv, rischia di assopirsi l’interesse a parlare
di sé, così come rischia di passare in secondo piano
l’interesse al confronto dal vivo, costituendo ciò un non
trascurabile ostacolo allo sviluppo di una mentalità che
ponga la propria persona come unica protagonista della
propria vita (e quindi del proprio progetto), desiderosa di
porre fruttuosamente la propria esperienza in relazione e al
servizio dell’altro.
In questo quadro, lo
scoutismo si inserisce come realtà del tutto atipica ed
originale, come valida proposta alternativa per il mondo
giovanile, che ci spinge ad impegnarci per offrire ai nostri
ragazzi occasioni ove sperimentare la gioia del raccontarsi
e del confronto autentico con l’altro, favorendo il più
possibile, dal punto di vista comunicativo, il rilancio
della ricerca di una corretta forma quale miglior
espressione della sostanza.
- DIVERTIMENTO E TRASGRESSIONE
Rimane presente una certa sottovalutazione delle conseguenze
di comportamenti universalmente ritenuti nocivi per la
salute, come il fumo e il consumo di bevande alcoliche.
Questa sottovalutazione deriva anche dall’attitudine,
diffusa tra i ragazzi, di considerare alcuni ambiti, come la
cerchia abituale di amici, alla stregua di luoghi ove talune
trasgressioni rivestano un ruolo identificativo e
caratterizzante della propria personalità e del proprio
ruolo.
I ragazzi trovano in tal senso una giustificazione ad alcuni
loro comportamenti che poi non regge alla prova della
razionalità.
Alla luce di quanto sopra, intendiamo contribuire alla
formazione di una personalità solida che, in coerenza con la
propria identità scout, non ceda alla superficialità, non
subisca passivamente l’influenza degli aspetti negativi del
vivere alla moda, non assuma comportamenti nel timore di
rimanere esclusi ma che impari man mano a comprendere e
dominare le proprie debolezze, acquisendo la consapevolezza
dell’importanza del sapersi divertire in maniera sana,
rifuggendo da inutili trasgressioni.
- EDUCARE ALLA DIVERSITA’
Abbiamo riscontrato che i nostri ragazzi talvolta presentano
difficoltà ad accettare l’altro nella sua diversità, sia
essa culturale, fisica, etnica o caratteriale.
Sarà nostro compito portare i ragazzi all’accettazione prima
di sé stessi e poi degli altri, partendo dal presupposto che
tutti siamo diversi e quindi unici e originali, per far sì
che ognuno sia capace di accogliere l’altro e di
considerarne la diversità un’importante fonte di ricchezza.
Le differenze, in quest’ottica, non ostacolano ma aiutano a
camminare insieme.
Nel metodo educativo di B.P. la cura della salute e della
forma fisica riveste un’importanza primaria come mezzo per
educare i ragazzi al rispetto del proprio corpo in quanto
dono di Dio, alla conoscenza e accettazione dei propri
limiti, alla consapevolezza della propria unicità e della
fondamentale importanza dell’interazione con gli altri.
Nel corso degli anni si è notata una progressiva perdita del
gusto della competizione sportiva nei ragazzi e la
difficoltà a cimentarsi in giochi che comportino la sfida e
una minima capacità atletica.
Tutto ciò ha comportato nei ragazzi stessi la difficoltà di
accettare i propri limiti e le proprie caratteristiche, con
conseguente progressiva incapacità di manifestare le proprie
emozioni attraverso l’utilizzo del contatto fisico.
Fatto salvo quanto già evidenziato nel punto ”Divertimento e
trasgressione” circa la problematica relativa al fumo ed al
consumo di bevande alcoliche, assistiamo inoltre al
consolidarsi di abitudini alimentari sbagliate, unite ad una
certa insensibilità verso il problema della scarsità di
risorse che investe la maggior parte della popolazione
mondiale.
Alla luce dell’analisi effettuata si vuole recuperare la
capacità educativa delle attività atletiche, sottolineando
l’importanza di un sano spirito di competitività,
dell’accettazione del risultato e dell’eventuale sconfitta,
della continua voglia di migliorarsi.
Sarà data la giusta importanza all’informazione alimentare e
si sensibilizzeranno sempre di più i ragazzi al valore
economico, energetico e salutare di ciò che mangiano o di
ciò che sprecano.
Il percorso educativo che accompagna i nostri ragazzi verso
la maturazione dell’uomo e della donna della partenza si
caratterizza per la centralità della proposta cristiana.
Ci impegniamo, pertanto, a sviluppare un coerente progetto
di fede che consenta ai nostri ragazzi di sperimentare la
ricchezza dei valori cristiani nella vita di tutti i giorni
per favorire una naturale e autentica interiorizzazione
degli stessi.
Per questo puntiamo a valorizzare il cammino di fede nella
progressione personale ed attraverso “momenti forti” tipici
della spiritualità scout, che non rimangano esperienze
isolate ma integrate tra loro in un cammino capace di
armonizzare la dimensione personale con quella comunitaria.
Si evidenzia l’importanza di educare la spiritualità di
ciascun ragazzo promuovendo una conoscenza più profonda
delle Sacre Scritture e della vita di Gesù, così come la
scoperta della preghiera.
Infine rileviamo la necessità di avvicinare e coinvolgere
gradualmente la figura dell’A.E. nella pianificazione del
percorso di catechesi nelle branche, in modo da collaborare
insieme alla programmazione e realizzazione dei momenti di
animazione spirituale per i ragazzi; l’intento è fare in
modo che sia noi capi che i ragazzi possiamo abituarci a
vedere nell’A.E. un Capo, con un carisma in più.
La dimensione del gruppo, caratterizzato ormai da diversi
anni da un rilevante numero di iscritti, impone di rivolgere
un’attenzione particolare al tema della “identità di
gruppo”, di modo da rendere sempre viva in ciascun ragazzo
la percezione di essere membro di un unico corpo.
Pertanto ci impegniamo a far sì che “tradizioni” ed “eventi
di gruppo” siano veicolo di coesione per tutti, oltre che
occasione di incontro unitario, con l’intento di far
scoprire ai nostri ragazzi il gusto per il senso di
appartenenza ad una realtà più ampia, ricca e responsabile
della sua storia che le ha da sempre riservato un ruolo
importante sul territorio.
In coerenza con quanto sopra, consideriamo il momento di
passaggio da una branca all’altra, vissuto costantemente
negli ultimi anni come “evento di gruppo” durante la
giornata di apertura dell’anno associativo, un’occasione
concreta ove rendere visibile l’evoluzione dinamica della
Progressione Personale di ciascuno, nell’ottica di un
cammino unitario.
Pur riconoscendo l’importanza della tradizione di ogni
singola unità, ci impegniamo ad accorciare le distanze,
nonché a valorizzare le diversità esistenti e/o sentite dai
nostri ragazzi nelle unità doppie appartenenti ad un’unica
branca (i due branchi e i due reparti), mantenendo al
contempo sempre vive quelle note caratteristiche che
unitamente al patrimonio di esperienza maturato nel corso
del tempo, hanno positivamente distinto la nostra realtà
delineando i caratteri di uno “stile di gruppo”, spesso
rivelatosi invece autentico tratto di unione fra le nostre
unità.
Intendiamo mantenere ed accrescere nei ragazzi del Clan e
del Noviziato la consapevolezza di essere parte di un’unica
comunità R/S.
Da molti anni nel Gruppo sono presenti ragazzi diversamente
abili o con situazioni particolari, come difficoltà di
integrazione e di relazione con gli altri.
L’esperienza più che decennale con simili situazioni ha
portato i capi del Gruppo a formarsi una sensibilità sullo
specifico problema, maturando la necessità di una migliore
integrazione di tali ragazzi nelle unità.
È necessario seguire un iter educativo che tenga conto dei
disagi che i ragazzi in queste condizioni soffrono. Tale
iter, pur nel rispetto delle esigenze di ognuno, non può
essere svincolato da quello degli altri ragazzi, ed è
necessario che sia condiviso tra i capi, per poter sempre
avere un unico filo conduttore attraverso l’intera
Progressione Personale Unitaria.
MODI E TEMPI
DI VERIFICA
(indice)
La Comunità Capi del Guidonia 1 avrà cura di verificare il
presente Progetto Educativo nel corso del triennio di
validità ogniqualvolta lo riterrà necessario, concordando
opportunamente momenti ad hoc, dedicati a tal
fine.
Tuttavia, l’effettività e l’efficacia reale di un Progetto
Educativo si misurano con l’attitudine dello stesso a
rivelarsi un utile strumento di guida e di riferimento per
l’azione educativa.
Pertanto, posto che i principi in esso contenuti dovranno
orientare i capi alla modulazione della proposta per
ciascuna unità e che ogni attività ed evento vissuti durante
l’anno costituiranno di per sè occasioni utili per
verificarne l’attuazione e la validità, consideriamo in
particolare i momenti della presentazione e della verifica
dei programmi di unità come momenti funzionali anche alla
verifica del Progetto Educativo.
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